La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricerca internazionale ed è stata pubblicata sulla rivista Astronomy & Astrophysics.
Orbitano attorno alla stella Gliese che è anche relativamente vicina alla Terra


La stella Gliese 667C dista “soltanto” 22 anni anni luce dalla Terra ed è ben nota agli scienziati che l’hanno studiata approfonditamente. Eppure celava ancora un aspetto sorprendente: attorno le orbitano sei esopianeti (detto dei pianeti che non appartengono al sistema solare). Tre di questi inoltre si trovano nella cosiddetta “zona abitabile” ovvero quella regione che circonda una stella dove le temperature non sono ne troppo alte ne troppo basse in modo che l’acqua possa trovarvisi allo stato liquido, condizione fondamentale per le forme di vita simili a quelle esistenti sulla Terra. I tre esopianeti sono molto più grandi del nostro pianeta e hanno tutte le caratteristiche perché vi siano presenti formazioni rocciose.






Gli astronomi hanno analizzato i dati forniti dal High Accuracy Radial Velocity Planet Searcher (HARPS) uno strumento del telescopio da oltre 3 metri e mezzo dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso). Questo apparecchio rileva le oscillazioni del campo magnetico di una stella causate dal passaggio di esopianeti nell’orbita. Ulteriori dati che sono styati fondamentali per la scoperta sono stati raccolti con il Very Large Telescope dell’ESO, il WM Keck Observatory e il telescopio Magellan.

Gli astronomi, scrive la rivista Discovery, sapevano già che la stella Gliese 667C aveva tre pianeti nell’orbita e uno nella zona abitabile, ma la scoperta di altri tre esopianeti di cui due nella zona abitabile è una grande scoperta. Trovare un piccolo pianeta nella zona abitabile di una stella è emozionante, ma trovare tre è storico
“Il numero di pianeti potenzialmente abitabili nella nostra galassia è molto maggiore se ci si può aspettare di trovarne più di uno attorno a ogni stella di piccola massa, invece di osservare dieci stelle nella speranza di scoprire un singolo pianeta potenzialmente abitabile, ora sappiamo che possiamo osservare una sola stella con la possibilità di scoprirne più di uno” ha commentato Rory Barnes, dell’Università di Washington, co-autore dello studio.




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